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     La BARCOLANA del Gabbiano Felice.
    La BARCOLANA del Gabbiano felice
    Inviato da admin 11/10/2006

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    » La BARCOLANA del Ga...

    Alla Barcolana con il Gabbiano Felice.

    Preambolo: dopo aver partecipato, negli anni passati, a nove barcolane, finalmente quest’anno dopo cinque anni di digiuno sono riuscito a raggiungere Trieste ed a partecipare alla regina delle regate: la BARCOLANA. Ricordo ancora lo spirito dei primi anni: era un’avventura. Partivamo il mercoledì da San Giuliano in due o tre barche: il sottoscritto, Giorgio Martignon ed Egidio Stiglic (vero trascinatore di equipaggi per la barcolana). Arrivavamo a Trieste il venerdì sera, tutti carichi per la prossima regata. Il sabato era dedicato alle abbuffate ed agli incontri con gli equipaggi della Canottieri che avevano portato la barca via terra. Poi  la domenica la regata vera e propria che per noi era quella che facevamo con  le barche (degli amici) che conoscevamo. Il lunedì poi tutti soddisfatti si incominciava il ritorno verso casa che normalmente si concludeva il martedì sera.

    A conclusione di tutto, ci si ritrovava (gli equipaggi della Canottieri che avevano partecipato) a mangiare la pizza assieme ed in quell’occasione il solito Giorgio Martignon consegnava a ciascun partecipante un piacevole resoconto dei sette giorni passati assieme. A me piacerebbe ricordare Giorgio sostituendomi a lui nel fare il resoconto di quest’ultima barcolana; non avrò la sua inimitabile prosa ma farò del mio meglio.

     

    Questo è un breve resoconto/cronaca della mia partecipazione all’ultima Barcolana a bordo del cutter “Gabbiano Felice” di Bruno Soldati. Per chi non conoscesse la barca ed il suo proprietario, spiego che si tratta di un cutter in ferro di circa 11 metri f.t. con entrobordo da 20 cv, tratto da un progetto di Sciarrelli, con il quale Bruno ha fatto due giri del mondo; in parte da solo e parte in compagnia.

    L’equipaggio doveva essere composto da me, da Guido Lazzarini, da Roberto Agostini e naturalmente dal proprietario e skipper Bruno Soldati; Guido invece, colto da un attacco di  febbre alta (..?..),  ha dato subito forfait.

    Ritrovo giovedì 5 alle ore 7.30 al diporto velico dov’è ormeggiata l’imbarcazione. Abbiamo lasciato l’ormeggio alle ore 8.30 e ci siamo diretti verso l’uscita del porto di Lido.

    Subito dopo la Pagoda ci ha accolto un bel vento fresco da NE accompagnato da un mare forza 4; naturalmente sul naso!

     

    In quel momento ero io al timone e, non conoscendo la barca, ero un po’ preoccupato perché la falca era sempre sott’acqua. Avevamo una mano di terzaroli sulla randa, un fiocco medio e un fiocco di trinchetta: non volevo fare un bagno fuori programma! Alla mia richiesta d’informazioni sul comportamento della barca, Bruno mi ha completamente rassicurato.

    Non mi dilungherò troppo. Dopo due ore di salti sulle onde, a dieci miglia al largo di Jesolo perché non riuscivamo a stringere di più, abbiamo deciso (anzi lo skipper ha deciso)  di rientrare e ripararci in un posto tranquillo per aspettare la notte o l’indomani; le previsioni erano per vento di NW. Sperando che il vento calasse ci siamo ormeggiati dietro a Torcello. Cena con spaghetti al sugo di verdure fresche, formaggio e salame (a remengo el colesterolo).

    All’indomani sveglia alle 5 e dopo la colazione e la preparazione della barca siamo partiti alle 6.30.

    Appena usciti dal porto abbiamo constatato che il vento aveva girato a NW ed che il mare era molto meno mosso del giorno precedente; se queste condizioni si fossero mantenute ci avrebbero permesso di raggiungere la nostra meta: Izola d’Istria. Rotta 75/80° e via così. In effetti siamo arrivati ad Izola alle ore 18.30 usando un po’ anche il motore perché il vento ad un certo punto è calato.

    Siamo entrati in porto ma abbiamo dovuto uscirne per andare alla polizia di frontiera che è situata all’esterno della diga foranea. Abbiamo incrociato una barca a vela con alcuni ragazzi a bordo, ci siamo salutati e subito dopo questa barca si e girata ed ha cominciato a rincorrerci gridando. Bruno ha rallentato ed i ragazzi, giunti a portata di voce, hanno chiesto:

    “ma è il Gabbiano Felice?”

    “si”

    “quello di Bruno Soldati?”

    “si, è lui” rispondo indicando Bruno che in quel momento è molto teso perché sta pensando alla manovra che dovrà fare per legarsi alla diga senza rovinare la barca.

    Vi posso assicurare che è stato un momento molto emozionante (uno di quei momenti che sognava Giorgio Martignon e che sognavamo noi “contadini” quando andavamo alla barcolana con barche da 6/7 metri e vedevamo passarci vicino le barche di cui leggevamo le imprese nei vari Bolina o riviste specialistiche). Quei ragazzi incontravano un loro idolo, o comunque una persona che aveva fatto quello che loro sognavano di fare. Questo si leggeva nei loro visi e nei loro occhi.

    Chiusa la parentesi lacrimevole!!!!!!

    Il sabato mattina, utilizzando un servizio navetta gratuito disposto dal Marina di Izola, siamo andati a Trieste per iscrivere la barca alla barcolana. Siamo arrivati a Barcola alle 11.30 circa e ci siamo iscritti (n° 1563) dopo una coda di venti minuti. Abbiamo fatto due chiacchere con “Liviuzzi”, quasi un’istituzione al circolo di Barcola, vecchio conoscente di altre barcolane che con un bicchiere di frizzantino in mano ci assicura che domani ci sarà bora di 15 nodi. Noi restiamo un po’ scettici perché in quel momento il vento è  quasi assente.

    Ritorniamo in centro a Trieste e, fra gli stand vari, ci avviamo verso il molo Audace dove Bruno doveva incontrare un amico di Sistiana. Troviamo l’amico Roby che gentilmente ci invita a pranzo sulla sua barca (uguale come scafo a quella di Bruno) ormeggiata in quinta fila sul lato Nord del molo Audace. Pecorino sardo, salame ungherese, mousse di formaggio, iota, involtini di carne, vino a volontà e bella compagnia. Dopo questo pasto è d’obbligo una bella camminata.

    Alle 19.00 riprendiamo la navetta per il ritorno a Izola. Arrivati, perdiamo due ore per attaccare il numero velico sulla randa. Cena frugale a bordo e buonanotte. Alle 4.30 la bora comincia a soffiare ma alle 6, ora di sveglia, sembra essersi calmata.

    Finalmente il giorno della regata!!

    Dopo una lauta colazione si discute sul tipo di vele da utilizzare. Ci si veste da regata (tuta, cerata e stivali) ed alle 7.00 si parte per Barcola distante 9 miglia. Fuori dal porto c’è un po’ di vento da NE.

    Arrivati al centro della baia di Capodistria il vento rinforza e da quel momento rinforzerà fino a raggiungere i 22 nodi. Arriviamo a Barcola alle 8.20 con mare mosso e vento da NE sui 20 nodi; si manterrà tale fino a pochi minuti dalla partenza. La linea di partenza è delimitata da due boe: una davanti al castello di Miramare e l’altra davanti alla sede della società di Barcola. Decidiamo di partire dalla boa sopravvento, cioè da Barcola. Alle dieci in punto una serie di razzi e dei segnali acustici danno la partenza e la nostra decisione sembra essere la giusta: chi era partito più verso Miramare era coperto dalle vele di chi era partito sotto Barcola. Mure a sinistra, randa terzarolata, fiocco di trinchetta e fiocco piccolo, abbiamo fatto un bordo unico fino alla prima boa dove siamo arrivati alle 11.10. Bruno al timone, io alla randa e Roberto ai fiocchi. Il Gabbiano Felice, con la falchetta in acqua, si scrollava di dosso un Bavaria 45 ed altre barche di pari dimensioni: il vento era sui 12/15 nodi da NE.

    Il percorso della regata di 12 miglia era un trapezio molto allungato in alto, quasi un triangolo. Le boe 1 e 2 erano distanti circa mezzo miglio. Dopo la seconda boa e dopo aver evitato diversi “scontri”, abbiamo iniziato una lunga bolina stretta con mure a dritta che ci avrebbe portato un po’ al di sotto della terza boa situata prima del castello di Miramare. Eravamo vicino ad una goletta con le vele marrone, progetto Sciarrelli, di nome Chiaretta. Siamo riusciti a lasciarla indietro anche se Bruno voleva mettere un altro fiocco più grande perché il vento stava calando. Io avrei fatto un bordo mure a sinistra per risalire, ma Bruno che conosceva la barca ha preferito mantenere mure a dritta. La sua scelta, in un primo momento, è stata premiata perché il vento ha cominciato a girare ad Est. Poi però, a tre quarti del lato, ci siamo trovati completamente senza vento. Mezzo miglio più su le barche erano sbandate e correvano; noi eravamo fermi! Per mezz’ora circa!

    Abbiamo issato un fiocco grande da 25m, a fatica abbiamo raggiunto la terza boa (abbiamo verificato che moltissime barche non l’hanno passata) e abbiamo finalmente ripreso il vento che gradatamente stava aumentando e cambiando decisamente direzione:ESE.

    Verso l’arrivo è stato tutto un susseguirsi di bordi e di incroci. Io e Roberto eravamo bersagliati dagli improperi di Bruno perché eravamo troppo lenti a passare il fiocco ed a farlo immediatamente lavorare.Facevamo bordi lunghi fino ad arrivare quasi a terra; con l’ultimo bordo stavamo tagliando il traguardo vicino alla barca giuria quando due imbarcazioni davanti a noi si sono prese in pieno: un bel s-cioco! Tempestivamente il nostro skipper poggiava e per il traguardo abbiamo dovuto fare un altro piccolo bordo. Ore 15.10 circa.

    A questo punto decidiamo di tornare subito indietro (a casa). Dovremo riuscire ad arrivare a Grado prima che cali la sera; non è piacevole entrare al buio in qualsiasi porto! Vela e motore puntiamo alla Mula di Muggia (una meda che segnala una secca) per 270° , poi per 260 ed arriviamo alla boa che segnala l’entrata del porto di Grado. Arriviamo in darsena a Porto San Vito alle 18.30 circa. Doccia e a mangiare in ristorante.

    Lunedì, sveglia alle 6,30 ed alle 8 siamo fuori del porto di Grado. Ottimo vento da NO che ci permette di alzare tutte le vele e di fare 6,2 nodi di velocità. Rotta 250° per passare Punta Tagliamento, poi rotta 260° per porto di Lido. Appena passata Carole il vento comincia ad abbandonarci. Accendiamo il motore, ci togliamo le maglie e ci godiamo un bel sole “estivo”.

     

    Decidiamo di farci una bella pastasciutta con il sugo preparato da Bruno prima di partire e l’ accompagniamo con dell’ottimo prosecco.

     

     

    Intorno alle 15 siamo all’entrata del porto di Venezia dove ci aspetta una corrente contraria di almeno 3 nodi e mezzo; impieghiamo ¾ d’ora per arrivare al diporto velico. Lì, dopo aver sistemato il Gabbiano Felice, per chiudere in bellezza la nostra partecipazione alla Barcolana 2006, andiamo a  mangiare la pizza.insieme.

     

    Buon vento a tutti.

    Paolo Pizzolotto

     



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